AIKIDO > Il significato del termine AI KI DO

AI

[...] La prima delle tre voci che compongono il termine, Ai, esprime il significato generico di «unione». Nel nostro caso essa è comunemente assunta nel suo senso più compiuto di «armonia», «armonizzazione», «affinità», «unificazione», «conformità». Nell'ideogramma questo concetto è espresso dall'insieme simbolico delle tre componenti grafiche del segno. Prima fra queste la «convergenza», resa dalle due linee superiori unite a formare una sorta di tetto; seconda la «bocca», espressa dal rettangolo inferiore; per ultimo il «dire», raffigurato dal tratto orizzontale mediano.

KI

Ki è il secondo dei tre termini ed è il più complesso da tradurre. La nostra cultura, infatti, si esprime attraverso un alfabeto fonetico che serve a ricordare le cose per mezzo della semplice pronuncia del loro nome, identificandole con il loro genere e numero. Tutto ciò che la scrittura ideogrammatica trasmette in modo simbolico, utilizzando le sfumature espresse dalle componenti grafiche dei segni, è quindi spesso tradotto, nelle lingue non ideogrammatiche, in un modo che rischia dì essere rozzo e impreciso. Questo vale soprattutto quando ci si trova, come in questo caso, ad avere a che fare con concetti complessi. Ki è «l'energia originale» nella sua accezione metafisica. Questa energia, che consente il manifestarsi della vita, può essere identificata su tre livelli distinti: Ki universale, Ki di specie e Ki individuale. Il Ki universale è l'espressione originale e originante della vita in senso profondo. In sua assenza nulla vive. Il Ki della specie è la manifestazione, a livello di sistema, della funzione del Ki universale: da esso dipendono tanto la propagazione della specie stessa quanto il mantenimento delle sue caratteristiche. Il Ki individuale è la manifestazione, in ogni singolo essere, delle funzioni del Ki universale e di specie; dallo stato del Ki individuale dipendono la vitalità e la salute dell'essere, sia a livello fisico sia a livelli più sottili. La presenza del Ki in ogni stadio della manifestazione rende possibile il lento cammino di evoluzione della Natura. L'uomo può affrontare questo cammino scoprendo quest'energia e utilizzandola in modo corretto. La struttura di questo ideogramma rappresenta due concetti correlati. La parte inferiore, costituita da una riga verticale attraversata da più tratti orizzontali (che nell'immagine a fianco appare come un asterisco), indica la presenza di una «sostanza sottile» o «intangibile», mobile e indefinita, che potremmo identificare con «vapore», «nuvola» o simili. La parte mediana dell'ideogramma, costituita da un segno grafico che ricorda un 7, rappresenta il concetto di «coperchio», qualcosa che chiude, occulta e nasconde. I tre tratti della parte superiore, che sovrastano questo «coperchio», identificano il concetto di «non dire», rappresentato dal tratto obliquo che «frena» il «dire» raffigurato dai due tratti orizzontali. Nel suo insieme, l'intera parte superiore dell'ideogramma esprime, quasi con enfasi, il concetto di «celato», «riservato», «indicibile», «di cui non è dato parlare», «di cui non si riesce a esprimere la realtà» ovvero «oltre la parola». Questo stesso tipo di concetto è espresso nell'apertura del Trattato della Via e della Virtù di Lao Tsu, nel quale è scritto: «La Via di cui si dice non è la Via, i termini usati non sono i suoi ter­mini...». Il senso generale dell'ideogramma tende quindi a essere in­terpretabile nel senso di energia (o sostanza) sottile, che è aldilà delle parole (o nascosta). Il terzo e ultimo vocabolo indica la «Via». A differenza dell'omonimo concetto occidentale, che tende a essere rigidamente riferito ad ambiti speculativi assegnando a ogni aspetto operativo la definizione di «metodo» l'idea orientale di «Via» riunisce tanto le accezioni speculative e metafisiche quanto quelle operative e fisiche in un unico termine. Tramite questo termine si esprime un concetto molto simile a quello che noi potremmo indicare con l'espressione «sentiero di realizzazione». Tutto ciò è, in riferimento al nostro specifico caso, espressio­ne di un modello intellettuale e spirituale al quale non deve però mancare una componente pratica, in grado di calare nella quotidianità i principi e i valori realizzati in questo processo di affinamento. Poiché nella cultura occidentale questo modo di intendere la propria evoluzione può apparire abbastanza legato a una metodologia di tipo spirituale o religioso, i malintesi che da questo possono nascere sono molteplici. Essi procedono essenzialmente dal nostro modo di concepire la vita, che tende a scindere, in modo del tutto innaturale, le diverse componenti del nostro essere e i loro campi di attività. Nella cultura orientale quest'interpretazione non è accettabile. Il «sentiero di realizzazione» è infatti espressione di un lavoro individuale di ricerca e applicazione che si traduce in consapevolezza. Così, ad esempio, il cammino del praticante di Aikido procede dall'acquisizione della base tecnica della disci­plina per giungere, attraverso successivi stadi di affinamento, alla realizzazione dell'armonia individuale con il Ki universale.

DO

L'ideogramma Do è suddiviso in senso verticale e raffigura a destra un busto di uomo e a sinistra un sentiero del quale non si vede la fine. In questo modo è indicato il senso del «cammino», del «percorso» ma anche quello della «meta indefinita» e del «traguardo indefinibile».

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