IAIDO > Lo Iaido in pillole

25
APR
2015

Kizemè

E’ quella forma di combattimento che si relizza tra praticanti di arti marziali di livello eccelso. Si tratta di un combattimento che avviene a livello energetico, del Ki; ancor prima di colpire l’avversario si è già vinto la contesa attraverso il semè. L’obiettivo è quello di “turbare” l’avversario e fare breccia in lui.

Stiamo parlando di quella pressione multiforme, costituita dalla parte psicologica del praticante, dalla parte tecnico-posturale e dalla forte volontà di vincere.

Abbiamo detto, innanzi, del livello eccelso necessario nei praticanti affinchè si realizzi questo scontro. Infatti, è fondamentale sia saper trasmettere questa “energia” sia saper “sentire”, essere sensibili a queste dinamiche che avvengono a livello sottile.

In pratica, si realizza una breccia nel ki dell’avversario, il quale si rende conto di quanto sta accadendo, e solo “dopo” si colpisce certificando, in tal modo, la vittoria acquisita a livello energetico.

Andrea Caliò

04
SET
2014

Omote e Okuden

Con il termine Omote intendiamo lo studio dei fondamentali (kihon), della tecnica e del ritmo nell’esecuzione dei kata piuttosto che delle tecniche marziali. È quindi riferibile, questa fase, ai primi anni di studio di un’arte marziale, periodo dedicato a costruire delle basi solide nell’allievo che gli consentiranno di raggiungere una maturità tecnica propedeutica per Okuden.

Con il termine Okuden individuiamo la piena maturità del praticante marziale, il Maestro, in cui egli riesce ad esprimere veramente se stesso durante l’esecuzione marziale. In altre parole il Maestro si libera della forma ed, allo stesso tempo, si esprime attraverso essa legandola alla propria espressione creativa.

Andrea Caliò

07
APR
2014

Lo Spirito del principiante

Shoshin, ovvero lo spirito del principiante il quale precede Seishin lo spirito degli avanzati. Il giusto spirito del principiante è la chiave della comprensione del neofita, consiste nel predisporsi psicologicamente ad acquisire nozioni ed esperienze corporee che, con il tempo e l’allenamento, lo faranno transitare nello spirito del praticante avanzato. Diciamo subito che l’artista marziale deve fare attenzione al fenomeno che solitamente si innesca nell’uomo che ha acquisito un certo grado di perizia in un dato settore, il quale, sentendosi “esperto della materia”, tende a non recepire più nuovi stimoli, non sente più l’esigenza di progredire poiché “sa già tutto”.

Questa supposta conoscenza porta il praticante a costruire opinioni, deduzioni e pregiudizi che di fatto si tramutano in ostacoli alla propria vera progressione nella “Via”.

Rileva osservare che il vero Maestro, anche se ha raggiunto il livello Seishin, è colui che riesce a mantenere uno spirito aperto a nuovi input, a nuove esperienze in grado di tenere alta la sua sete di conoscenza.

Andrea Caliò

28
GEN
2014

Saya no uchi

Saya no uchi” rappresenta, per il praticante di Iaido, il fine ultimo della pratica stessa. Il significato di questo enunciato giapponese indica la capacità di vincere un confronto senza dover necessariamente “sfoderare” la spada e uccidere l’altro.

Fondamentalmente si tratta di sottomettere l’avversario con il proprio “ki”, la propria energia, impedendogli, di fatto, di sviluppare un attacco.

L’imperativo è quello di salvaguardare la vita umana ricercando una soluzione condivisa con “l’avversario”, far capire al nostro interlocutore che l’uso delle armi non risolve le controversie ma le porta alle estreme conseguenze.

Andrea Caliò

08
GEN
2014

Il fascino dello Iaido

Perché pratichiamo lo iaido? Io posso rispondere per me ma credo, allo stesso tempo, che le motivazioni seguenti riguardino anche gli altri praticanti.

La spada giapponese (Katana), per i puristi della lingua: sciabola giapponese, dalla forma curva che questa lama possiede, emana un fascino particolare che altre armi non possiedono. Quando parliamo di katana la paragoniamo ad un’opera d’arte poiché conosciamo il lungo processo di forgiatura che essa richiede per la sua realizzazione. Sappiamo anche che il fabbro, prima di intraprendere il proprio lavoro, si purifica spiritualmente. Conosciamo anche la straordinaria capacità di taglio che il filo della katana possiede. Le tecniche di combattimento sviluppate dalle varie scuole di iai hanno raggiunto una bellezza e un livello tecnico eccellente.

Tutte queste caratteristiche affascinano il praticante giapponese e non, il quale investe anni di pratica per il raggiungimento della perfezione tecnica connotata dall’essenzialità tipica giapponese e alla quale seguirà la capacità di “vivere e far vivere” a chi guarda il kata. Con il passare del tempo la tecnica viene superata e la pratica dello iai forgia l’umanità del praticante rendendolo capace di dare “sapore” a quello fa.

Andrea Caliò

09
DIC
2013

La “Via”

Ovvero il “Do”, il “cammino”, è quel percorso di apprendimento tecnico, di conoscenza di un’arte marziale ed infine di conoscenza di se stessi attraverso la pratica marziale.

Questo “cammino” richiede ferrea volontà, convinzione in quello che si fa ed uno spirito saldo, ingredienti fondamentali per affrontare i lunghi anni di allenamento costellati da alti e bassi, di successi e grandi delusioni, le quali vicissitudini mettono a dura prova il desiderio conscio e inconscio di ricercare la perfezione.

Volendo fare un esempio è come il “politore” con la lama della katana appena forgiata il quale deve lucidare l’acciaio. Tale operazione è lunga e laboriosa, le cui fasi cominciano da una prima sgrossatura con pietre di grana grossa e via via si arriva a far esaltare i dettagli dell’hamon (linea di tempra), con la polvere di pietra tra i polpastrelli delle dita. Il praticante di arti marziali deve lucidare la propria tecnica passando dal proprio corpo finendo con il lucidare se stesso.

Andrea Caliò

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